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Ice Bucket Challenge, svolta nella ricerca: merito anche delle secchiate di ghiaccio

EKU president Michael T. Benson accepted the ALS challenge from a student and got a bucket of ice water poured on him with other EKU Staff on Monday August 18, 2014 in Richmond, Ky. Photo by Mark Cornelison | Staff

Ice Bucket Challenge, svolta nella ricerca: merito anche delle secchiate di ghiaccio

Le secchiate di acqua ghiacciata sono servite a qualcosa. L’iniziativa benefica dell’Ice Bucket Challenge, lanciata nel 2014, ha prodotto i primi concreti risultati nell’ambito della ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica grazie ai 220 milioni di dollari raccolti negli Usa e ai 106 milioni di euro donati all’Asl Association. A rivelarlo è un team di ricercatori americani della John Hopkins University, autori di uno studio pubblicato su Science che dona nuove speranze ai malati di Sla.

L’autore dello studio e leader del gruppo di ricerca, Philip Wong, ha parlato di una scoperta “rivoluzionaria” inseguita per circa dieci anni. Gli scienziati americani hanno svelato il ruolo chiave svolto da una proteina, denominata TDP-43 e atta a “decodificare” il Dna, nell’insorgenza della malattia. “Senza quella campagna non saremmo stati in grado di concludere la nostra ricerca così rapidamente”, ha aggiunto.

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Prima della scoperta del team di Wong, i ricercatori non avevano idea se i “grumi” di questa proteina notati all’esterno del nucleo delle cellule cerebrali dei pazienti fossero la causa o un effetto della Sla. Ma grazie ai fondi raccolti, gli scienziati sono riusciti a scoprire che nei soggetti malati, la TDP-43 si scompone e si “incolla” alle cellule, perdendo la sua capacità di leggere il codice genetico e provocando la morte dei nuclei cerebrali.

Durante i test i ricercatori hanno iniettato nei neuroni di topi di laboratorio una proteina dalla struttura e dal meccanismo simili a quelli della TDP-43. Il risultato? Le cellule del cervello si riattivavano e tornavano alle loro normali funzioni. La scoperta può rivelarsi un metodo efficace per rallentare o addirittura frenare l’avanzata della malattia.

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