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Expo2015, l’esperimento svizzero e i padiglioni più consigliati

expo1Expo2015, l’esperimento svizzero e i padiglioni più consigliati

Expo2015, come ben sapete, è dedicato ad un tema veramente importante, ma brilla anche per la bellezza dei padiglioni (alcuni più di altri). Il padiglione svizzero a Expo2015 non brilla certo per l’estetica, visto da fuori assomiglia al magazzino di un supermercato, e del resto dentro non è che sia tanto meglio. Eppure merita di essere visitato perché di tutti i padiglioni è quello che ha dietro l’idea più azzeccata.

Già, perché questa Esposizione Universale ha dentro un po’ di tutto. Ci sono padiglioni davvero incantevoli e ce ne sono altri a dir poco imbarazzanti. Ce ne sono alcuni che visti dal di fuori sono stupendi, con strutture originali e innovative, ma che poi all’interno offrono poco, come il padiglione del Messico. Altri sono divertenti, come il padiglione del Brasile con la sua enorme rete su cui saltare, ma hanno un legame a dir poco flebile con il tema dell’Esposizione Universale, ovvero “Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita”.

Altri padiglioni ancora non fanno altro che promuovere i successi in ambito alimentare di un paese, pure se magari lo fanno bene, vedi il padiglione israeliano, ma non aggiungono molto al dibattito su come nutrire il pianeta in futuro. E poi ce ne sono certi che sembrano semplici padiglioni promozionali a una fiera del turismo. Quelli che propongono un autentico spunto di riflessione sono pochi, e tra questi c’è proprio il padiglione svizzero.

L’idea dietro il padiglione svizzero è piuttosto semplice e rappresenta un vero e proprio esperimento sociale. L’intero edificio è pieno di scatole contenenti una serie di generi alimentari. Questi possono essere tranquillamente presi dai visitatori e portati a casa nella quantità desiderata. Solo che le risorse in questione sono in numero limitato e nel corso di Expo2015 non verranno ripristinate. Il che comporta un rischio: i visitatori che verranno più in là potrebbero rimanere senza. In aggiunta, man mano che le scatole vengono svuotate, il pavimento interno del padiglione si abbassa.

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Insomma, l’intero padiglione svizzero è una grande metafora della limitatezza delle risorse. Per cui se ne utilizziamo (e sprechiamo) in quantità elevate, quelli dopo di noi rimarranno a bocca asciutta. Il senso, quindi, è di pensare anche alle generazioni future, nello sfruttare i tanti beni che il pianeta mette a nostra disposizione.1-9CvIEuqLR_aKyGeyg8A6LQ

A dire il vero, l’esperimeto sociale rischia di finire malissimo. Le hostess raccontano che ci sono alcuni visitatori che si fanno cogliere dalla foga del “tutto gratis” e fanno la spesa tipo supermercato.

expo2Se c’è qualcosa che potrebbe salvare il padiglione svizzero, è la natura stessa dei prodotti messi a disposizione del pubblico, che tutto sommato non sono così invoglianti. Ci sono quattro tipi di beni che si possono portare via: caffè solubile, fettine di mele secche, sale e infine acqua(quest’ultima, in realtà, nell’ambito di una fiera dove tutto costa caro e oltretutto in piena estate potrebbe rivelarsi molto preziosa).

Ora passiamo ai consigli, i 10 padiglioni che proprio non potete perdere, sia per bellezza che per attinenza al tema di Expo2015, ci sarà anche la Svizzera? Quando si arriva a Expo2015 per la prima volta, è normale provare una sensazione di straniamento: il posto è davvero enorme, i padiglioni e le cose da vedere sono potenzialmente tantissime, visitarle tutte in un giorno è impossibile. E quindi ci si domanda: da dove comincio?

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1. Il padiglione dell’Austria
È un bosco, di fatto: si percepisce il cambio di temperatura rispetto al Decumano – ci sono circa 5 gradi in meno rispetto all’esterno – e non per l’aria condizionata ma grazie al naturale effetto rinfrescante delle piante, che producono 62,5 chilogrammi di ossigeno all’ora. È un modo perfetto per allontanarsi dal caos di Expo e rilassarsi tra piante e scritte a LED, come “Nature Reloaded” (“La natura si ricarica”) e “We Grow Air” (“Noi produciamo aria”).

2. Il padiglione della Svizzera
L’abbiamo appena raccontato: non aspettatevi un padiglione bello a vedersi – forse è uno dei più spogli e meno accattivanti dall’esterno – ma è quello che ha avuto l’idea più azzeccata di tutta l’Esposizione: i visitatori possono prendere gratuitamente dalle quattro torri riempite di cibo (con mele, sale, caffè e acqua) tutto quello che vogliono, ma se ne prendono troppo non resterà nulla per chi viene dopo. Una metafora che racconta il messaggio di Expo in modo semplice ma molto diretto.

3. Il padiglione del Marocco
Una delle più belle sorprese tra i padiglioni nazionali: può non sembrare un granché da fuori, ma è una delle tappe obbligatorie. Spiega benissimo le profonde differenze tra le varie zone del Marocco, è basato sull’olfatto e sulla percezione da parte dei visitatori della temperatura – freschissima all’ingresso, dedicato alla parte Mediterranea, caldissima all’uscita, dedicata al Grande Sud del paese – e ha installazioni molto scenografiche. All’uscita si può comprare un bicchiere di tè alla menta, buono e rinfrescante.

4. Il padiglione del Giappone
È uno dei più tecnologici di Expo – c’è per esempio una stanza buia che viene illuminata da immagini e luci proiettate sulle pareti formate da specchi (tramite una nuova tecnologia di projection mapping), in cui viene ricreato in modo molto scenografico l’ambiente tipico delle risaie giapponesi – ma non dimentica la tradizione locale. Lo spettacolo finale del ristorante del futuro è un po’ kitsch: fa divertire i bambini, ma può essere simpatico anche per gli adulti.

5. Il padiglione del Regno Unito
In pratica è un non-padiglione, visto che è formato soltanto da una struttura in acciaio e da un ingresso all’aperto che spiega il senso del progetto. Ma è sicuramente un non-padiglione molto bello da vedere, con i suoi 170mila pezzi diversi che sono stati trasportati dal Regno Unito in Italia separatamente, per poi essere assemblati a Expo. Si possono fare moltissime foto, perfette per Instagram, e propone una soluzione di abitazione sostenibile per il futuro ispirandosi agli alveari.

6. Il padiglione della Corea del Sud
È incentrato sulle nostre abitudini alimentari sbagliate – all’ingresso si possono vedere installazioni dedicate all’obesità e all’eccessivo consumo di cibo in scatola – e ha una bellissima parete ricoperta dai nomi dei piatti più famosi del mondo. Ci sono due robot che mostrano su due schermi verdure e alimenti sani, che dovremmo consumare per stare bene. Vale la pena assaggiare il kimchi, uno degli alimenti principali della Corea, a base di verdure fermentate e spezie.

7. Il padiglione del Brasile
In realtà il padiglione di per sé non è un granché all’interno, ci sono alcune installazioni interessanti e poco più, ma la rete del Brasile è una delle attrazioni più apprezzate, sia dai bambini che dagli adulti. La passeggiata sulla rete sospesa sopra alle piante tipiche brasiliane simboleggia in teoria la varietà di tradizioni, paesaggi, culture e cibi che caratterizza il paese, ma soprattutto è divertente.

8. Il padiglione degli Emirati Arabi Uniti
C’è un video in 3D che spiega come le esperienze delle generazioni passate sono molto importanti anche nel presente, c’è una stanza dedicata alla prossima Expo che si terrà proprio negli Emirati Arabi, a Dubai nel 2020. Ma la cosa più bella è passeggiare all’interno del padiglione: sembra davvero di camminare nel deserto, se si alza lo sguardo si vede il cielo che contrasta con il rosso mattone delle pareti, che riproducono con apposite scanalature la superficie delle dune vere, acquisita con scansioni 3D.

9. Il padiglione Zero
È il primo padiglione per tutti quelli che arrivano a Expo dall’entrata Ovest di Triulza (con la metropolitana) ed è idealmente il primo da visitare, per entrare nello spirito dell’evento: all’interno si fa un viaggio attraverso la storia alimentare dell’uomo, dagli inizi a oggi. La finta biblioteca che i visitatori si trovano davanti appena entrati è molto d’impatto: simboleggia la memoria dell’umanità sull’alimentazione. Poi c’è una parete con tutti i principali semi del mondo e un impressionante “muro digitale” che raccoglie le fluttuazioni dei valori degli alimenti.

10. Il padiglione dell’Angola
È interessante innanzitutto scoprire che l’Angola è in grado di finanziare un padiglione così bello (quasi tutti gli stati africani hanno optato per un quasi anonimo mini padiglione all’interno dei Cluster tematici) perché negli ultimi dieci anni ha avuto una crescita economica fortissima, basata principalmente sul petrolio e sui diamanti. Oltre alle belle installazioni contenute all’interno, che spiegano la cultura e l’alimentazione angolana, vale la pena entrare in questo padiglione per salire sulla terrazza, la più alta di Expo, da dove si può ammirare il Decumano dall’alto.

Per i consigli culinari rivolgetevi altrove, anche se vi avevamo già messi in guardia riguardo alle certezze culinarie infrante. Un dato sulle visite, che già erano state importanti nel primo mese: al 31\08, la quota dei visitatori ha raggiunto i 14.000.000 scarsi.

Fonti: MediumItalia e IlPost

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