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Playboy, è rivoluzione: addio al nudo integrale

PlayboyPlayboy, è rivoluzione: addio al nudo integrale

Rivoluzione a Playboy: il magazine «per soli uomini» che per decenni, dalla Marilyn senza veli del 1953, ha alimentato i sogni proibiti di generazioni di maschi americani, rinuncia al nudo integrale. Non è una svolta puritana, tutt’altro, quanto piuttosto l’ammissione di una sconfitta: ha vinto il web.

Le conigliette continueranno a popolare la rivista fondata sei decenni fa da Hugh Hefner, ma a partire da marzo saranno nudi soft. Donne «vietate ai minori di 13 anni», ha spiegato il New York Times, nell’obiettivo di catturare un’audience che si sta contraendo da decenni e di entrare in concorrenza con pubblicazioni più giovani e «hipster» come Vice. Il magazine includerà contenuti adatti a un pubblico adulto, ma non più a luci rosse. Ci sarà una «sex column» scritta da una donna, articoli di giornalismo investigativo e immagini artistiche per giovani professionisti cresciuti guardando pornografia gratis su Internet.

PlayboyL’anno scorso Playboy ha eliminato il nudo integrale dal suo sito web registrando un’impennata del 250% del traffico e un «ringiovanimento» del lettore medio: da 47 a 30 anni. «Vedere una donna nuda non è più provocante. In realtà può limitare l’audience», aveva detto l’amministratore delegato di Playboy Enterprises Scott Flanders qualche giorno fa alla Nbc, ma il dilemma per Playboy è complesso: se al brand fondato da Hefner togli il nudo, cosa resta? Il target adesso sono giovani uomini che vivono nelle città. «La differenza tra noi e Vice è che cerchiamo lettori con un lavoro», ha spiegato Flanders. La strada è in salita, complicata dalla crisi dell’editoria.

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Per playboy il top della distribuzione fu nel novembre 1972 con oltre sette milioni di copie. Le foto senza veli – Madonna, Sharon Stone, Naomi Campbell tra le tante all’apice della loro fama – si accompagnavano a racconti di autori famosi (Fahrenheit 451 di Ray Bradbury fu pubblicato a puntate nel 1954) mentre vip della politica – da Malcolm X a Jimmy Carter – non disdegnavano di farsi intervistare. Da allora è stato un lento declino. Mentre la concorrenza del porno online toglieva di mezzo testate rivali come Penthouse, Playboy è restato in vita, ma attaccato al respiratore. Oggi le copie vendute di un brand che con Nike e Apple è tra i più riconoscibili del mondo sono 800 mila.

PlayboyLa rivoluzione è stata concordata in settembre nella Playboy Mansion di Hefner in California. Hefner, che ha 89 anni ed è tuttora, sia pure di nome, il direttore della testata ha dato luce verde. «Siamo rimasti vittima del nostro stesso successo», ha ammesso Flanders riferendosi alle battaglie per la liberazione sessuale condotte dal magazine negli anni sessanta e settanta: «Quelle battaglie sono state combattute e vinte. Oggi sei a un clic di distanza da ogni atto sessuale immaginabile possibile».

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