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Musica vs Politica, l’ultimo caso (ad oggi) è quello dei Depeche Mode

Musica vs Politica, l'ultimo caso (ad oggi) è quello dei Depeche ModeMusica vs Politica, l’ultimo caso (ad oggi) è quello dei Depeche Mode

Il caso recente più famoso è stato quello di Trump vs i Rolling Stones, ora è toccato ai Depeche Mode “difendersi” dalla politica. Di cosa stiamo parlando? Di tutti quei casi in cui i politici utilizzano della musica per le loro campagne e gli artisti del caso si dissociano perchè di idee completamente opposte.

Il politico americano Richard Spencer, noto esponente di quella che negli USA è chiamata la destra alternativa e promotore di razzismo e idee estreme, ha recentemente dichiarato su Twitter che i Depeche Mode sono il gruppo ufficiale della sua corrente politica.

Musica vs Politica, l'ultimo caso (ad oggi) è quello dei Depeche ModeMolti fan della band si sono ribellati a tale dichiarazione ma Spencer ha rincarato la dose dichiarando che molte canzoni dei Depeche Mode sono degli inni perfetti per il suo partito politico.

Dopo qualche giorno è arrivata la dichiarazione ufficiale della band, tramite un portavoce: “È semplicemente ridicolo, i Depeche Mode non hanno nessuna connessione con Richard Spencer nè con la destra alternativa e soprattutto non supportano in alcun modo le idee di questo partito”.

Si diceva anche di Trump: il neo presidente, a novembre scorso, dopo avere fatto il suo primo discorso da prossimo presidente degli Stati Uniti e avere ringraziato i propri elettori ha lasciato il palco sulle note di “You can’t always get what you want” dei Rolling Stones. Con la scelta di questa canzone, Trump, che deve evidentemente avere una particolare passione per la band di Jagger & Richards, ha ignorato la diffida che gli intimarono lo scorso maggio gli stessi Stones dall’usare le loro canzoni nei comizi della sua campagna elettorale. Un rapporto quello tra Donald Trump e i Rolling Stones che non è mai decollato, a partire da quanto accadde il lontano 19 dicembre 1989, quando la band ottenne di cacciarlo da una diretta televisiva mettendo la produzione davanti a una scelta: “O noi o lui”. (si dice, addirittura, che Keith Richards arrivò a minacciare l’allora futuro presidente con un coltello).

All’inizio di aprile 2016 era toccato agli House of Pain (la loro Jump Around il brano scelto) che senza giri di parole avevano twittato “Hey @realDonaldTrump stop using my song jump around at your rallies you piece of shit”. I primi, nel 2015, erano stati gli Aerosmith.

Ma la storia è piena di queste casistiche, più o meno dirette: ancora nel 2016, gli U2 hanno ritardato l’uscita di “Songs Of Experience” (siamo ancora in attesa) per non essere associati ne alla Brexit ne, ancora una volta, all’elezione di Trump.

Musica vs Politica, l'ultimo caso (ad oggi) è quello dei Depeche ModeIn principio fu Bruce Springsteen che a metà degli Ottanta proibì all’allora presidente Ronald Reagan di farsi accompagnare nelle sue uscite elettorali da «Born in the Usa». Questione di opportunità; lui, il Boss, da sempre vicino ai democratici non voleva che in qualche modo la sua canzone si confondesse con gli ideali conservatori. Ci sono anche le storie piccole come quella di un circolo milanese del neonato Partito democratico di Veltroni che sfruttò le note di «YMCA» dei Village People per creare l’inno «I am Pd», subito ritirato per timori di cause milionarie. Jovanotti ha recentemente spiegato che Veltroni sbagliò nel 2008 a usare la sua «Mi fido di te»: «Non poteva essere una bandiera per una campagna elettorale. Io glielo dissi, guarda che in realtà questa canzone parla di perdita». Inutile, infatti il centrosinistra ne uscì sconfitto.

I nostri “amici” Depeche Mode, da cui tutto è partito, presenteranno invece il loro nuovo singolo “Where’s The Revolution” estratto dall’imminente nuovo album “Spirit” stasera 1 marzo al The Tonight Show Starring Jimmy Fallon. Sintonizzatevi sul canale NBC alle h 23.35 ET!

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