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Patti Smith ha ottenuto la laurea magistrale ad honorem Parma

Patti Smith ha ottenuto la laurea magistrale ad honorem Parma

La “Sacerdotessa del Rock” Patti Smith ha ricevuto a Parma la laurea magistrale ad honorem in “Lettere Classiche e Moderne”. Quella conferita dall’Università di Parma è la prima laurea ad honorem in Europa per l’artista, che non è solo una cantante icona del rock ma anche compositrice, poetessa, fotografa e scrittrice.
Dopo una breve introduzione musicale del coro e dell’orchestra universitaria, la cerimonia è iniziata con la relazione del rettore Loris Borghi. Il rettore ricorda la sua “ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi”. Ricordando la biografia della cantante, Borghi spiega che “le sue canzoni” sono “dotate di una qualità poetica intensamente visionaria”. “La sua produzione musicale – aggiunge tra l’altro Borghi – si è evoluta attraverso stili diversi, affrontando tragedie e sofferenze collettive” ma anche esplorando la dimensione individuale. Il rettore ricorda che Patti Smith fin da piccola ha amato la musica, in particolare Verdi e Puccini; una passione che la portò a coltivare il sogno di diventare una cantante lirica. Patti Smith ha ottenuto la laurea magistrale ad honorem Parma“Patti Smith ha già visitato Parma – dice ancora Borghi – protagonista di eventi musicali che hanno lasciato il segno nella memoria culturale della città”.
“Cara Patti”, dice il rettore, “la ringraziamo per aver accettato” la laurea ad honorem.

L’artista ha regalato al pubblico una lectio unica: una performance con letture di poesie e di brani tratti dal suo volume “M Train” e proiezioni di brani del documentario “Dream of Life”, realizzato nel 2008 da Steven Sebring.
La laurea le è stata assegnata soprattutto per l’attività letteraria. «Da bambina – ha spiegato ricordando il suo amore per i libri – ero affascinata da questi oggetti che mia madre e mio padre tenevano in mano e osservavano così attentamente. Mi chiedevo cosa ci fosse in loro e cosa significavano tutte quelle misteriose parole».

Video: durante il suo discorso, Patti Smith ha recitato il testo della canzone “People have the power”

«Quando ero giovane sognavo di frequentare una grande università e di avere accesso alle grandi biblioteche del mondo – ha detto Patti Smith nella sua lectio magistralis -. Ma venendo da una famiglia povera, non c’era denaro per realizzare questi obiettivi e non avevo la capacità accademiche necessarie per vincere una borsa di studio. Ma questo sogno ha sempre vissuto in me. Ricevere questo titolo mi connette profondamente con una delle nostre grandi istituzioni di istruzione superiore e di ciò vi sono molto grata».

La cerimonia in diretta web dall’Auditorium Paganini (a cura dell’Università) 

A Massimo Magnani, Presidente del Corso di laurea magistrale in Lettere classiche e moderne, è spettata la lettura della motivazione del conferimento: «Musicista e fotografa, oltre che poetessa, Patti Smith ha sviluppato nel corso della sua lunga carriera una poliedricità artistica e intellettuale che, assieme al suo costante impegno professionale e intellettuale, hanno fatto di lei una figura centrale nel panorama culturale internazionale dalla fine del Novecento a oggi, diventando un punto di riferimento per gli studi di letteratura contemporanea di lingua inglese nonché, in traduzione, di altre lingue».

È stato invece Diego Saglia, Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, a pronunciare la laudatio: «Fin dall’inizio, la scrittura letteraria di Patti Smith è inscindibile dai suoi altri investimenti creativi, dando vita a un vero e proprio progetto inter-artistico. I suoi primi reading poetici mescolavano musica e testo grazie alla partecipazione di Lenny Kaye. Una delle sue prime poesie, “Ballad of a Boy Bad”, fu scritta per il drammaturgo Sam Shepherd. Le sue creazioni letterarie hanno preso forma mediante un dialogo continuo con la pittura, la fotografia, la musica e la cinematografia. I suoi testi fondono le dimensioni visiva, uditiva e verbale», ha spiegato Saglia, che in chiusura ha sottolineato il desiderio manifestato da Patti Smith in M Train di «rinascere tra le pagine di un libro»: «Attraverso le sue opere letterarie, Smith invita i lettori a rinascere in questo modo – a entrare in una realtà più intensa e vera. I poeti ci danno parole. E non solo i poeti – anche gli altri scrittori, i cantanti e i performers, gli artisti più in generale. Ci prestano parole. Per un po’ o per sempre. Attraverso di loro, possiamo essere e agire in modo diverso – in questo mondo, ma anche guardando oltre esso. Con le sue produzioni artistiche, letterarie e non, Patti Smith – poeta, forse, come disse a Bob Neuwirth alla fine degli Sessanta – fa tutto ciò. Per noi».

È stato invece Diego Saglia, Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, a pronunciare la laudatio: «Fin dall’inizio, la scrittura letteraria di Patti Smith è inscindibile dai suoi altri investimenti creativi, dando vita a un vero e proprio progetto inter-artistico. I suoi primi reading poetici mescolavano musica e testo grazie alla partecipazione di Lenny Kaye. Una delle sue prime poesie, “Ballad of a Boy Bad”, fu scritta per il drammaturgo Sam Shepherd. Le sue creazioni letterarie hanno preso forma mediante un dialogo continuo con la pittura, la fotografia, la musica e la cinematografia. I suoi testi fondono le dimensioni visiva, uditiva e verbale», ha spiegato Saglia, che in chiusura ha sottolineato il desiderio manifestato da Patti Smith in M Train di «rinascere tra le pagine di un libro»: «Attraverso le sue opere letterarie, Smith invita i lettori a rinascere in questo modo – a entrare in una realtà più intensa e vera. I poeti ci danno parole. E non solo i poeti – anche gli altri scrittori, i cantanti e i performers, gli artisti più in generale. Ci prestano parole. Per un po’ o per sempre. Attraverso di loro, possiamo essere e agire in modo diverso – in questo mondo, ma anche guardando oltre esso. Con le sue produzioni artistiche, letterarie e non, Patti Smith – poeta, forse, come disse a Bob Neuwirth alla fine degli Sessanta – fa tutto ciò. Per noi».

via Gazzetta di Parma

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