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Teatro 2.0, puntata del 13 gennaio 2020, spettacoli e promo biglietti

Teatro 2.0, puntata del 13 gennaio 2020, spettacoli e promo biglietti

PROMOZIONI TEATRO 2.0

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Puntata del 13 gennaio 2020 de “il teatro 2.0”: il consolidato programma del lunedì sera alle h 21.00 che nasce da un’idea di Roberto Piano e Luca Cecchelli, che ne è anche conduttore.

questi gli ospiti confermati:

  • Maurizio Pisati (compositore) per parlare della rassegna PactaSOUNDzone (PACTA Salone, dal 20 gennaio al 16 marzo 2020)
  • Lorenza Mario (attrice) per parlare del musical Aggiungi un posto a tavola (Arcimboldi, dal 17 al 26 gennaio 2020)
  • Marco Lorenzi (regista) per parlare dello spettacolo Platonov (Teatro Sala Fontana, dal 14 al 19 gennaio 2020)


Maurizio Pisati

pactaSOUNDzone2020

Auguri Ludwig!

Dal 20 gennaio al PACTA SALONE di Milano la rassegna di teatro musica e ricerca

a cura di Maurizio Pisati

Quattro lunedì a partire dal 20 gennaio 2020 portano al PACTA SALONE di Milano, all’interno della stagione, la quinta edizione del progetto pactaSOUNDzone, che unisce PACTA . dei Teatri e il progetto ZONE di Maurizio Pisati con una rassegna di teatro, musica e ricerca, dal titolo AUGURI LUDWIG!, nel 250° anniversario della nascita di Beethoven.

Le scene si apriranno il 20 gennaio scoprendo la QUARTA PARETE che unisce l’attore al pubblico e subito presentando FONETICA, di Tiptoe Company in residenza al Salone, con traduzioni da Harry Partch a Nicola Vicentino e le musiche di Pieter Lenaerts in una ricerca sulla connessione tra il suono e la lingua parlata; il 10 febbraio seguirà FURORE una storia di volti e cammini, migrazione e terre promesse, a partire dal romanzo di John Steinbeck, con la chitarra elettrica di Simone Massaron e le immagini di Dorothea Lange; sarà quindi la volta il 24 febbraio di un antico dramma nelle lingue della Terra del Fuoco ASWALAQ, ZOO HUMANOS, di Manuel Contreras Vázquez con VirgoVoxEnsemble, che cederà il posto il 16 marzo a NEVER ENDING STORY di Azione_Improvvisa, che chiude il progetto con strumenti antichi e nuovi.

pactaSOUNDzone è una realtà di ricerca per la musica in Teatro, che unisce PACTA . dei Teatri e il progetto ZONE di Maurizio Pisati: una musica non “per” la scena, ma “in” scena.

Dal 2016 si sono alternate serate dagli aspetti performativi più vari: opere di luce e suono, visibili e persino invisibili, segni sonori e pittorici, percezioni acustiche, acusmatiche, elettroniche, mai disgiunte da quelle corporee in genere. “Ogni anno abbiamo anche ricordato – spiega il compositore Maurizio Pisati – un artista vicino o lontano: quest’anno è Ludwig. Quel van Beethoven, s’intende, nel 250° anniversario della nascita. E quindi Auguri Ludwig! Ma pactaSOUNDzone è un teatro sonoro e non proporremo sinfonie: qui verranno artisti con le loro musiche, i repertori che vanno cercando e costruendo, ognuno col suo beethoveniano temperamento elettrico”.

Programma:

Lunedì 20 gennaio 2020                                              pactaSOUNDzone

ore 19.30 INAUGURAZIONE con Carlo Centemeri, radio Marconi

ore 19.45 aperitivo di saluto

– ore 20.45 QP nascita della quarta parete

performance di Annig Raimondi con FLASH et BIP – Fulvio Michelazzi Maurizio Pisati

È la parete assente, e senza questa mancanza non avremmo una scena, o il teatro stesso. E così, prima di tutto, da un piccolo mucchio di stracci vibranti si costruisce la quarta parete, con i suoni, gli oggetti e le luci di PACTA: da quel momento ogni Artista di pactaSOUNDzone troverà la scena aperta

– ore 20.45 FONETICA                                                                   residenza

Tiptoe Company

Ruth Van Killegem, flauti a becco | Jona Kesteleyn, chitarre, flauti armonici | Jasmijn Lootens, violoncello, flauti armonici | Pieter Lenaerts, chitarra basso, flauti armonici, voce, arrangiamenti e composizione | A De Causmaecker, visual artist

Un artista visivo e quattro musicisti eseguono una “musica parlata”, una ricerca attorno alla stretta connessione tra il suono della lingua parlata, in particolare, e la natura del suono in generale. Pieter Lenaerts traduce per Tiptoe Company musiche di compositori pionieristici microtonali, da Nicola Vicentino (XVI sec) ai poemi di Li Po-Harry Partch (XX sec) e a queste aggiunge creazioni personali, in stretta collaborazione con l’ensemble e l’artista visiva A De Causmaecker.

Tiptoe Company è un ensemble belga e parte del gruppo COHORT, associazione di nuovi produttori di musica, ed è ensemble in residenza di ChampdAction, Antwerpen. Il progetto FONETICA e il periodo di preparazione compiuto da Tiptoe Company negli spazi del PACTA SALONE sono realizzati anche grazie al sostegno di COHORT e del Governo delle Fiandre.

Lunedì 10 febbraio 2020                                             pactaSOUNDzone

– ore 20.45 FURORE

chitarra elettrica Simone Massaron

immagini Dorothea Lange

“Ho voluto raccontare – spiega il chitarrista Simone Massaron – il suono della polvere, quella sospesa nell’aria di Furore, romanzo di John Steinbeck, o sotto i piedi nelle fotografie di Dorothea Lange. La polvere del Dust Bowl e di chi è costretto a migrare”.

Tra il 1931 e il 1939 l’utilizzo improprio di tecniche di coltivazione e la mancata rotazione delle colture causarono tempeste di sabbia, nel Midwest degli Stati Uniti, che costrinsero migliaia di contadini e agricoltori a migrare verso ovest. Le immagini sono state selezionate tra quelle dell’archivio CSAC, Parma. Un viaggio di quattordici composizioni con i personaggi del libro, Tom Joad e sua madre, Jim Casy, il cognato Connie, la Mother Road Route 66, la California, Promised Land, e la fotografia di Dorothea Lange con al centro la figura umana che trasmette la propria emozione.

Lunedì 24 febbraio 2020                                             pactaSOUNDzone

– ore 20.45 ASWALAQ, ZOO HUMANOS

voci, elettronica, strumenti, audiovideo

di Manuel Contreras Vázquez con VirgoVoxEnsemble, direttore Jacopo Facchini

soprani Giuditta Comerci, Nancy Garcia Siurob, Valentina Ghirardani, Marcella Moroni

contralti Isabella Di Pietro, Katarzyna Gladysz, Gabriella Mascadri, Ilaria Molinari

video Laura Bisotti, Simeon Llicer

“Aswalaq” in lingua Kawéskar significa “il giorno che non è oggi” e porta con sé anche i concetti di “ieri” e “domani”. Nel 1880, trentanove uomini donne e bambini di etnia Kawésqar, Selk’nam, Tehuelche e Mapuche furono imbarcati a forza e con sofferenze indicibili dalla Terra del Fuoco verso l’Europa e lì esibiti in “Zoológicos Humanos”, intrattenimenti e collezioni etnologiche di grande successo in tutto il continente fin dal Rinascimento. I loro resti, conservati in una università di Zurigo, hanno fatto ritorno in Patagonia dopo innumerevoli peripezie burocratiche nel 2010. Aswalaq-Zoo Humanos si ispira a questa storia. Otto voci a cappella sono trattate in modo frammentato, granuloso, con fonemi isolati. “Ho lavorato con il minimo, – spiega il compositore cileno Manuel Contreras Vázquez – limitando le risorse e cercando in esse la massima espressività, in un percorso di nuvole sonore, glissandi, scatti, con una marcata instabilità armonica”. Aswalaq raccoglie l’eredità dei grandi ricercatori delle culture Fuegian, i canti sciamanici compilati da Anne Chapman nel suo contatto con Lola Kiepja, gli studi sulla musica vernacolare di Maria Ester Greve, con il generoso contributo dell’etnolinguista Óscar Aguilera, professore all’Universidad de Magallanes.

Lunedì 16 marzo 2020                                                 pactaSOUNDzone

– ore 20.45 NEVER ENDING STORY

Azione_Improvvisa

fisarmonica Margherita Berlanda

tiorba Andrea Antonel

chitarra elettrica Pierpaolo Dinapoli

live electronics Daniela Fantechi

L’ensemble Azione_Improvvisa propone un concerto-installazione senza soluzione di continuità, in cui si intrecciano linguaggi e generi diversi, fra tradizione e sperimentazione.

Alternando brani originali a rielaborazioni elettroacustiche, la performance attiva e ri-attiva un immaginario sonoro che si innesca su una memoria collettiva condivisa.

“Al centro della performance il ruolo dell’oggetto – inteso come strumento musicale, meccanico o digitale – che genera il segnale di attivazione del flusso sonoro e avvia il processo di elaborazione dell’informazione”. A_I

INFO – PACTA SALONE – via Ulisse Dini 7, 20142 Milano

MM2 P.zza Abbiategrasso-Chiesa Rossa, tram 3 e 15, autobus 65, 79 e 230

Per informazioni: www.pacta.org – mail biglietteria@pacta.orgpromozione@pacta.org – tel. 0236503740 – ufficio scuole: ufficioscuole@pacta.org

Orari biglietteria: dal lun al ven dalle ore 16.00 alle ore 19.00

nei giorni di spettacolo: dal mar al sab dalle 16 – dom dalle 15

Orari spettacoli pactaSOUNDzone: lunedì ore 20.45

Biglietti spettacoli pactaSOUNDzone: intero €10 – ridotto €6

ABBONAMENTI pactaSOUNDzone: classico €35, sostenitore €50


Lorenza Mario

GIANLUCA GUIDI – Don Silvestro

MARCO SIMEOLI – Sindaco Crispino   PIERO DI BLASIO – Toto

CAMILLA NIGRO – Clementina     FRANCESCA NUNZI – Ortensia

“La Voce di Lassú” è di ENZO GARINEI

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

COMMEDIA MUSICALE DI GARINEI E GIOVANNINI

SCRITTA CON JAJA FIASTRI
LIBERAMENTE ISPIRATA A “AFTER ME THE DELUGE” DI DAVID FORREST

MUSICHE DI ARMANDO TROVAJOLI

 

CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI

LORENZA MARIO nel ruolo di Consolazione

 

COREOGRAFIE GINO LANDI

DIREZIONE MUSICALE MAURIZIO ABENI

REGIA ORIGINALE PIETRO GARINEI E SANDRO GIOVANNINI

RIPRESA TEATRALE GIANLUCA GUIDI


UNA PRODUZIONE ALESSANDRO LONGOBARDI
PER OFFICINE DEL TEATRO ITALIANO IN COLLABORAZIONE CON VIOLA PRODUZIONI

Oltre 160 mila spettatori ogni sera hanno applaudito il simbolo della purezza, la “Colomba”, sintesi di gioia e rinascita, con emozionanti standing ovation sulle note finali dello spettacolo. Pubblico commosso e felice. E così ben 150 repliche in giro per l’Italia portano Alessandro Longobardi a proseguire il tour di AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA per il terzo anno consecutivo. La tournée viene inaugurata con una speciale collaborazione con il Teatro Carlo Felice di Genova, in una nuova messa in scena che vede per la prima volta coinvolta l’orchestra sinfonica diretta Maestro Maurizio Abeni, che ne cura anche le orchestrazioni, ed il coro diretto dal Maestro Francesco Aliberti. Una tra le più amate commedie musicali italiane, di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, scritta con Jaja Fiastri, protagonisti insuperati di un’epoca leggendaria per il teatro italiano. Le musiche, composte da Armando Trovajoli, hanno incantato intere generazioni.

Rappresentata per la prima volta nel 1974, fu un successo senza precedenti, con centinaia di migliaia di spettatori entusiasti, affermandosi anche sulla scena internazionale con oltre 30 edizioni e circa 15 milioni di spettatori, in Inghilterra, Austria, Cecoslovacchia, Portogallo, Spagna, Russia, Ungheria, Messico, Argentina, Cile, Brasile, Venezuela, Finlandia.

Gianluca Guidi cura la messa in scena di questo spettacolo, avvalendosi di un eccellente cast creativo composto dal mitico coreografo Gino Landi, assistito da Cristina Arrò; dal direttore musicale Maurizio Abeni, già assistente di Armando Trovajoli; dallo scenografo Gabriele Moreschi, che ha adattato il progetto originale di Giulio Coltellacci della celebre e ingegnosa scenografia, con il doppio girevole e la grande arca; dalla costumista Francesca Grossi che ha adattato i disegni originali dei raffinati costumi, sempre di Coltellacci. Il disegno luci è di Umile Vainieri; il disegno fonico è di Emanuele Carlucci; la realizzazione dei contributi video è di Claudio Cianfoni. La scena è stata realizzata dalla scenotecnica di Mario Amodio, che fu il costruttore nella prima edizione e da Antonio Dari per la parte meccanica; i costumi dalla Sartoria Brancaccio.

Nel cast artistico Gianluca Guidi, erede legittimo del padre Johnny Dorelli protagonista della prima edizione, come nel 2009 si conferma nel ruolo di Don Silvestro. Enzo Garinei dopo ben 500 repliche come Sindaco Crispino, questa volta è “La voce di Lassù”; Crispino è interpretato da Marco Simeoli, che nella quinta edizione aveva già recitato a fianco di Gianluca Guidi come Toto, il cui ruolo viene oggi affidato al giovane e brillante Piero Di Blasio. Nel ruolo di Clementina, la figlia del sindaco, si conferma una strepitosa e frizzante Camilla Nigro, mentre Ortensia, moglie di Crispino, è interpretata da Francesca Nunzi. La novità di questo terzo anno è la partecipazione straordinaria di Lorenza Mario nel ruolo di Consolazione, una esplosiva donna di facili costumi.  Un ensemble composto da 17 artisti, cantanti, ballerini completa il cast.

La commedia musicale è prodotta da O.T.I Officine del Teatro Italiano in collaborazione con Viola Produzioni. Dopo il successo ottenuto con Rapunzel il musical (2014), Sister act il musical (2015),

Peter Pan il musical (2016), L’ultima strega (2016), E… se il tempo fosse un gambero? (2016), La Regina di ghiaccio il musical (2017), Shakespeare in Love (2018), Alessandro Longobardi prosegue nella direzione del “Centro di Produzione” tra i più attivi in Italia.

 

LA TRAMA

La storia, liberamente ispirata a “After me the deluge” di David Forrest, narra le avventure di Don Silvestro, parroco di un paesino di montagna, che un giorno riceve una telefonata inaspettata: Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per affrontare l’imminente secondo diluvio universale. Don Silvestro, aiutato dai compaesani, riesce nella sua impresa, nonostante l’avido sindaco Crispino che tenterà di ostacolarlo in ogni modo e l’arrivo di Consolazione, donna di facili costumi, che metterà a dura prova gli uomini del paese.

Finita l’arca, al momento dell’imbarco, interviene un cardinale inviato da Roma che convince la gente del paese a non seguire Don Silvestro che a suo dire disonora l’abito che porta. Comincia il diluvio, sull’arca si ritrovano solo Don Silvestro e Clementina, la giovane figlia del sindaco perdutamente innamorata di lui. L’acqua incomincia a sommergere i paesani, Don Silvestro decide di abbandonare l’arca, rifugio sicuro, per condividere con i suoi fedeli quel terribile momento. Un gesto infinito d’amore.  Allora Dio, vedendo fallire il suo progetto, interrompe il diluvio, imposta l’arcobaleno. Si chiude su una tavola in festa celebrando il ritorno alla serenità benedetta da Dio.

 

NOTE DI REGIA

 

Aggiungi un Posto a Tavola!

Rimettere in scena Aggiungi un Posto a Tavola!

Quando Alessandro Longobardi mi ha chiesto di tentare questa impresa, devo dire, l’entusiasmo è salito subito alle stelle; poi (un po’ come Don Silvestro che col martello, guardando l’arca spalle al pubblico, dice “… va bene farò da solo… da solo” per poi crollare su sé stesso) il senso della realtà ha avuto la meglio. Il Teatro di Garinei & Giovannini non è mai stato facile da riproporre, paradossalmente, nemmeno per loro stessi. La genesi di numerosi spettacoli concepiti dalla celeberrima coppia era sempre un perfetto mix di idee autoriali, costruzione registica collaudata, team creativo d’eccellenza, e, non ultimo, l’apporto  interpretativo  di  veri  e  propri  mostri  sacri  del  palcoscenico, testimoni ultimi di una generazione attoriale e di una professione, ormai in via d’estinzione.

Nel caso poi dello spettacolo in “oggetto”, stiamo parlando di un successo planetario, allestito in quasi ogni parte del mondo, fatto salvo solo il mercato statunitense. Una Babele di linguaggi, attitudini attoriali, suoni, costumi e luci… il tutto sotto le mura di un’arca pronta a rifondare il mondo. Personalmente ricordo, ovviamente, le molteplici versioni paterne (chissà cosa sarebbe stato Don Silvestro senza di lui), tra cui quella di Londra in cui lui si dimenticò per sei mesi di essere Johnny Dorelli, e divenne uno straordinario attore anglosassone… non l’ho mai più visto così diverso da se stesso e così straordinariamente bravo… ricordo ovviamente l’edizione del 2009/10 da me interpretata… e poi ricordo la prima al Sistina nel 1974 in cui si aprì il sipario la voce di Dio cominciò a parlare e dal palcoscenico arrivò un’ondata di profumi e note… e fu subito magia… che dura da ben 43 anni. Come fare per non tradirla?

Intanto il dovere di un regista dovrebbe essere quello di non tradire gli autori… soprattutto (visto il vantaggio che comporta) in casi ove la materia è consolidata e soprattutto di comprovato successo. Aggiungi un Posto a Tavola è una favola che parla d’amore, di accoglienza, di vita nuova da inventare e, possibilmente, migliorare, di esseri umani che hanno la possibilità di creare un mondo nuovo… e perché no? Anche di fede… minuscola per la scrittura ma assolutamente maiuscola se intesa come fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro.

Devo ringraziare Alessandro Longobardi per molteplici ragioni.

La prima, sorprendente: ha saputo creare una “famiglia” teatrale, diretta dal sempre presente e disponibile Carlo Buttò, che non ha pari nel mondo teatrale italiano se non nell’ambito di acclamati Teatri Pubblici. Il livello di professionalità altissimo che ho trovato nel Teatro Brancaccio mi ha profondamente stupito e lasciato incredulo.

La seconda: l’investimento profuso per questo spettacolo è gigantesco. Immagino difficile da sostenere non fosse altro che psicologicamente.

Eppure a questa edizione di Aggiungi non manca nulla, anzi vi è più di quanto un comune mortale teatrante come me potesse immaginare. E senza aver fatto richieste particolari: ho trovato tutto sul piatto servito e apparecchiato come in un grande ristorante prelibato.

La terza: l’assoluta libertà di scelta di cast che mi ha lasciato, a volte chiedendo spiegazioni, a volte chiedendomi se fossi sicuro delle scelte fatte, a volte dicendomi che non era profondamente d’accordo con me… ma mai, e ripeto, MAI, una pressione nei miei confronti o ingerenze di qualsiasi natura.

Ad affiancarlo in questa grande “famiglia” ritrovo con piacere Gino Landi. Ultimo artista e creatore capace di creare coreografie che raccontino la storia con gli autori. Un caro amico che mi ha conosciuto nel 1974. E che, a tutti i costi, ho pregato di fare parte di questo nuovo viaggio dell’arca insieme alla sua preziosissima e meravigliosa amica e assistente Cristina Arrò, anch’ella solista di una passata edizione dello spettacolo.

Mi manca l’espressione, durante le prove, di Armando Trovajoli. Il mondo conosce le sue musiche, le sue colonne sonore, i suoi persistenti manuali di armonia in ogni misura musicale che ha scritto; io ho avuto la fortuna, in passato, di poterne conoscere il senso dell’umorismo, l’eleganza persistente e profonda in ogni singola nota che ha scritto. I suoi sguardi di approvazione o di rimprovero. Ci ha lasciati però nelle mani di un ottimo musicista: Maurizio Abeni. Suo ultimo assistente… straordinario direttore musicale di questa edizione. Al suo fianco Marco Bosco che, con passione e professionalità, dirige le parti corali dello spettacolo.

Jaja Fiastri, amica da molti anni.  Una donna con un senso dell’umorismo senza pari applicato alla vita. Sono felice di aver ricondiviso con lei questa avventura di sua creazione.

Le scene di Giulio Coltellacci ricreate e ricostruite su un progetto pieno di tranelli e difficoltà. In modo mirabile da Lele Moreschi. I costumi di Francesca Grossi sono filologicamente quelli delle edizioni precedenti, ma nuovi, freschi e pieni di vita anche appesi alle stampelle. Il mio amico Umile Vainieri, compagno di grandi battaglie teatrali, firma le luci e gli sono grato per il rispetto che ogni volta dimostra nei miei confronti. I nostri tecnici capitanati dal bravo Gerardo Nigro, deliziosi e capaci…

Enzo Garinei (un grande amico), Marco Simeoli, Piero di Blasio, Camilla Nigro e Francesca Nunzi sono gli straordinari attori cantanti che danno vita ai personaggi. E quest’anno nel ruolo di Consolazione la splendida Lorenza Mario!

Un grazie alla “mia” Manuela Scravaglieri, nel corpo di ballo della precedente edizione da me recitata, diventata poi preziosa, insostituibile, assistente alla regia… unica a cui concedo la possibilità di riprendermi sul lavoro… perché…io non lo so ma lei si, ha sempre ragione…

Il mio lavoro lo giudicherà chi vedrà lo spettacolo. Ma sono fiero e orgoglioso di quello che sto facendo. Ai posteri l’opinione su di esso.

Con Rispetto e Stima dedicata a Pietro e Sandro con i quali non ho mai avuto il piacere di lavorare. Grazie

Gianluca Guidi


PROSA

PLATONOV
UN MODO COME UN ALTRO PER DIRE CHE LA FELICITÀ È ALTROVE

DA ANTON CECHOV

 

UNO SPETTACOLO DI

IL MULINO DI AMLETO

REGIA MARCO LORENZI

RISCRITTURA MARCO LORENZI E LORENZO DE IACOVO

CON MICHELE SINISI
E CON STEFANO BRASCHI ROBERTA CALIA, YURI D’AGOSTINO, BARBARA MAZZI, STEFANIA MEDRI, RAFFAELE MUSELLA, GIORGIO TEDESCO,
ANGELO MARIA TRONCA

PRODUZIONE ELSINOR CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE,
TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA, FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI – TORINO CREAZIONE CONTEMPORANEA

CON IL SOSTEGNO DI LA CORTE OSPITALE- PROGETTO RESIDENZIALE 2018

IN COLLABORAZIONE CON
VIARTISTI PER LA RESIDENZA AL PARCO CULTURALE LE SERRE

 

Finalista premio Rete Critica 2019
Premio Last Seen 2018 Krapp’s Last Post
Top Ten di Birdmen Magazine degli spettacoli imperdibili del 2019
I migliori spettacoli della stagione 2018_2019 – MilanoTeatri

 

 

 

La vita! Perché non viviamo come avremmo potuto?

Debuttato al Festival delle Colline Torinesi lo scorso 6 giugno 2018, Platonov è il nuovo lavoro della compagnia Il Mulino di Amleto, prodotto con Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Tpe Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi.

Lo spettacolo è una finestra aperta su un Cechov quasi sconosciuto, su un testo giovanile ritrovato casualmente. Durante i tumulti della rivoluzione russa del 1917, infatti, Maria Cechov, sorella di Anton, nascose molti manoscritti e appunti del fratello in una cassetta di sicurezza a Mosca. Nel 1921 alcuni studenti sovietici riuscirono ad aprirla e scoprirono un’opera teatrale. Cechov aveva ventun anni quando la scrisse. Il testo che trovarono era incompleto, aveva moltissimi personaggi, moltissimi argomenti e tematiche, moltissima azione…Platonov, così in genere viene chiamato questo primo dramma di Cechov, è il fallimento dell’utopia del suo giovane autore che vuole raccontare la vita cogliendone appieno i più̀ profondi meccanismi. Il suo sforzo s’infrange contro la vita stessa e l’impossibilità di coglierla nella sua interezza in un dramma teatrale.

 

L’azione si svolge nella tenuta caduta in disgrazia di Anna Petrovna. In una calda estate trascorrono le vuote serate tra fiumi di vodka una serie di personaggi tra cui il maestro elementare Platonov, conteso tra la moglie Sasha, la stessa padrona di casa e la giovane Sofja. Della combriccola fanno anche parte Sergej Pavlovic Vojnjcev – figliastro di Anna e artista teatrale – il ricco Porfirij, il figlio Kirill, giovane medico scriteriato e, infine, Sasha, moglie tradita di Platonov. Una festa sopra la tragedia, per personaggi insolitamente comici malgrado l’insostenibile solitudine e l’inconsistenza della loro ricerca di amore.

 

 

Questo testo è generalmente considerato come “non rappresentabile”, o “impossibile da mettere in scena”. Ciò̀ che resta è un gigantesco affresco composto da brandelli di scene, dialoghi, personaggi che cercano un senso a quello che senso non può̀ avere. Che cercano una forma a quello che forma non può̀ avere. Che cercano un fine per quello che fine non ha. Un grande e meraviglioso affresco incompiuto…a cominciare dal titolo: Bezotcovščina significa infatti Orfano di padre. Come un’opera Senza Titolo. Questo è Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove: un’opera non finita per esseri umani non finiti, incompleti, incerti, resi fragili dal loro “voler essere” che si scontra inevitabilmente con ciò̀ che sono nella realtà̀. Come noi.

 

Cechov ci ha trasmesso tanta conoscenza del genere umano; è rara da trovare. Vorremmo riconsegnarla con autenticità̀ e leggerezza, per entrare nel dolore della vita senza restarne impigliati.

Il Mulino di Amleto

 

 

NOTE DI REGIA

‹‹Certe scelte si possono fare solo con la follia dei trent’anni o con la saggezza dei sessanta”, mi ha detto una volta un famoso regista teatrale. Parto da questa frase per riavvolgere indietro il nastro che porta me e la mia compagnia a Cĕchov. La volontà di cercare un cortocircuito tra Cĕchov e il nostro essere uomini e donne, in un tempo come quello in cui viviamo, è il cuore e la carne di questo lavoro. Nella ricerca con i miei attori non cerco la chiave del personaggio, ma dell’attore stesso. E come loro vanno oltre il ruolo, così anche allo spettatore vorrei chiedere di oltrepassare quella linea di confine.

Immagino questo Platonov in uno spazio che unisca attori e spettatori. Per raccontare la tenuta di Anna e Vojinicev e la “carne umana” che la abita, ho bisogno di una vetrata, tanti bicchieri e bottiglie trasparenti come lo sguardo degli attori e le loro lacrime, un lungo tavolo dove tutti si incontrano, un video per cogliere i dettagli di questa umanità, usare il “voi” come Cĕchov per poi scivolare nel “tu”, perché il rapporto tra due persone sta cambiando.

E vestiti belli, perché questa umanità e questi attori sono belli, belli, belli e io li amo.

Tra le note di regia, dopo una filata, con i miei attori ci siamo detti che il teatro che stavamo raccontando è amore e gioia e niente più, questo raccontiamo: amore, gioia e vita. In sintesi, un allestimento scarno, non realistico ma vero, puro, che chiede al pubblico di essere e sentirsi parte della storia che viene raccontata. Avvicinare le distanze per condividere la furia, le emozioni e i dolori che esploderanno inevitabili. Uno spettacolo libero e lieve, che nasce da un grande desiderio per l’improvvisazione e l’autenticità››.

Marco Lorenzi

 

ESTRATTI DALLA RASSEGNA STAMPA

 

Io ho la sensazione che Il Mulino di Amleto, nel mettere in scena Platonov, in realtà non metta in scena solo Platonov ma l’intero comparto drammaturgico/umano che alberga nelle grandi storie di Čechov; ho la sensazione che il testo che Čechov scrisse a vent’anni e che subito distrusse con un impeto senza misura (testo che oggi possiamo leggere perché una copia, scritta a penna, è stata ritrovata in un cassetto dopo la sua morte) non sia la partenza ma piuttosto l’approdo di un viaggio compiuto in tutta la russità teatrale cechoviana

Toppi. Il Pickwick

 

Sinisi-Platonov al centro come un atomo e gli elettroni che lo cercano, governati dalle forze contrastanti di attrazione e repulsione, amore e schifo, si avvicinano e se ne allontanano, sono irrimediabilmente affascinati e ne sentono ribrezzo, ma non ne possono fare a meno. Platonov (prod Elsinor, Tpe, Festival delle Colline torinesi, debutto al Sala Fontana milanese) è allo stesso tempo Pinocchio e Lucignolocosparso di quel dongiovannismo che non è manierato né ricerca della vanità quanto fragilità maschile, desiderio e verità.

  1. Chimenti, Recensito.net

 

A questo punto, avrete intuito che lo spettacolo di cui parliamo procede – molto efficacemente, e sempre con piglio ironico – su un doppio binario espressivo che alterna un minimalismo realistico addirittura maniacale (vedi lo zampirone che viene acceso all’inizio, perché, diamine, siamo in campagna e in campagna ci sono le zanzare) all’iperbole spudoratamente surreale (vedi quella vodka che davvero scorre a fiumi, fino alla doccia finale che investe l’intero manipolo di quei perdigiorno gozzoviglianti per mezzo di uno spruzzatore d’insetticida).

  1. Fiore, ControScena

 

Il merito del regista Marco Lorenzi è proprio quello di rendere l’anima del testo in presa diretta, strappando via il tulle, grattando via la melanconica doratura dei personaggi, traccia mnestica dell’esegesi stanislavskijana che già indispettì l’autore, per far posto ad una vocalità spontanea, ad una recitazione immersa nella verità fino al tallone. Non si teme in questo lavoro teatrale di sporcare la tela dei significati con secchiate di vernice, come nella pittura di Pollock si lascia gocciolare la vodka sui gesti, le parole e ancor prima sulle intenzioni, ed il quadro che ne risulta è piacevolmente materico.

  1. Caravà, MilanoTeatri

 

Il regista, Marco Lorenzi, cortocircuita con sketch veloci l’incompiuto testo del maestro russo mischiandolo a temi e personaggi di oggi, e dimostrando come i classiconi possano sempre essere, se c’è l’ispirazione, sorgenti inesauribili.

  1. Weiss, La Stampa

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