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Non si scherza con la Brexit: problemi di visto per i musicisti e…panini sequestrati in dogana!!!

Non si scherza con la Brexit: problemi di visto per i musicisti e…panini sequestrati

in dogana!!!

di Chiara Denti

A causa delle norme post-Brexit i doganieri olandesi sequestrano panini al prosciutto agli automobilisti in arrivo dalla Gran Bretagna.

Gli episodi sono stati immortalati da un servizio della tv olandese in cui agenti che indossano giacche catarifrangenti spiegano ad automobilisti e camionisti stupiti al terminal traghetti di Hook of Holland che dalla Brexit non è più possibile portare alcuni cibi in Europa, come carne, frutta, verdure, pesce.

Un camionista allibito, con vari panini avvolti nell’alluminio, ha chiesto di poter rinunciare al prosciutto e tenere il panino.

Un doganiere ha però replicato: “No, tutto sarà confiscato, benvenuto nella Brexit, signore mi spiace”. “Dal 1° gennaio, semplicemente non puoi più portare cibo dal Regno Unito”, queste sono le parole che sono state dichiarate in un comunicato della dogana olandese.

È dunque vietato introdurre in Europa alimenti che contengano carne o latticini, anche per uso personale. La norma ha lo scopo di impedire l’ingresso sul territorio comunitario di prodotti che potrebbero diffondere malattie animali.

Le nuove regole della Brexit hanno colpito anche la catena di negozi di generi alimentari Marks e Spencer, che non ha potuto rifornire gli scaffali in Francia con i suoi famosi sandwich.

Il divieto non è una novità, perché vale per chiunque arrivi in Europa da Paesi extra UE.

Non solo gli automobilisti britannici sono stati “vittime” della nuova normativa, ma anche molte pop star internazionali più famose, da Thom Yorke dei Radiohead alla cantante Dua Lipa, per altri motivi, sono insorte contro le regole della Brexit.

Gli artisti si sono ribellati perché non possono muoversi senza visto per lunghi soggiorni, tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Questo provocherà molti problemi per la stagione dei concerti e dei tour, quando si potranno ancora organizzare dopo l’epidemia.

Secondo una fonte europea citata dall’Independent, è finito sotto accusa Tory dato che avrebbe rifiutato nei negoziati con Bruxelles un’intesa su questo punto per arrivare a un’esenzione dell’obbligo del visto per un periodo di 90 giorni. Ma Downing Street non accetta e punta il dito contro l’UE. Nel frattempo i musicisti hanno manifestato il loro dissenso, poco rispettoso, nei loro confronti.

 

Yorke ha definito il governo di Johnson “senza spina dorsale”, mentre Tim Burgess, cantante della band “The Charlatans”, ha accusato i leader politici di “trattare gli artisti con disprezzo”.

Altre star sono intervenute, tra cui Louis Tomlinson dei One Direction e l’ex membro dei Boyzone, Ronan Keating, per esortare i fan a sostenere una campagna che chiede un “permesso di lavoro culturale gratuito”, con una petizione online che ha raccolto quasi 250.000 firme.

Il visto consentirebbe di viaggiare in tutta Europa, a professionisti, gruppi musicali, musicisti, artisti, celebrità televisive e sportive, senza andare incontro a pratiche burocratiche costose.

Mentre Horace Trubridge, segretario generale dell’Unione dei musicisti britannici, ha detto che il rifiuto di Londra dell’offerta avanzata dall’Unione Europea, ha “quasi dell’incredibile”.

Dall’altro canto, Downing Street ha assicurato di aver presentato a Bruxelles proposte per raggiugere “un ambizioso accordo sugli spostamenti temporanei per i viaggiatori d’affari che avrebbe coperto i musicisti”. Ma l’Unione Europea ha rifiutato.

 

Intanto dal Regno arrivano notizie negative nell’ambito musicale.

Simon Rattle, uno dei direttori d’orchestra più famosi al mondo, lascerà la “London Symphony Orchestra” per andare a dirigere l’Orchestra sinfonica bavarese, a Monaco dal 2023.

Secondo il Times, la causa del suo ritiro è dovuta alla mancata realizzazione di una nuova sala concerti per l’orchestra.

Si tratta di un colpo molto forte verso un settore che in questo ultimo periodo è stato accantonato a causa della diffusione della pandemia.

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